Elena Aubry: i primi indagati per l'incidente in moto sull'Ostiense

- Il pm Laura Condemi iscrive nel registro degli indagati alcuni funzionari del Comune di Roma
Elena Aubry: i primi indagati per l'incidente in moto sull'Ostiense

Il 6 maggio 2018 Elena Aubry perdeva la vita in un incidente in moto sulla via Ostiense, a Roma. In questi giorni, a due anni di distanza dai tragici fatti, alcuni funzionari del Comune di Roma sono stati iscritti nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta tendente ad accertare le eventuali responsabilità sulle cause dell'incidente occorso alla venticinquenne.

Gli indagati dal pm Laura Condemi, che si è avvalsa nelle indagini svolte finora anche di ricostruzioni 3D, sarebbero coloro che avrebbero dovuto occuparsi della manutenzione della stessa via Ostiense. Tra le possibili cause dell'incidente mortale di Elena Aubry, le radici affioranti sull'asfalto e le deformazioni del manto potrebbero infatti rivestire un ruolo chiave e spiegare la dinamica e le cause della drammatica caduta.

La notizia è di qualche giorno fa e si pone a fianco della efficace e coraggiosa campagna di sensibilizzazione per una maggiore sicurezza stradale che Graziella Vivano, mamma di Elena, sta instancabilmente promuovendo da due anni venendo anche intervistata dal nostro Nico Cereghini, allargando il raggio delle iniziative fino al pericolo rappresentato dai guard rail e alla segnalazione delle buche sulle strade.

 

Solo un paio di mesi fa le ceneri di Elena erano state trafugate dal Verano, il cimitero dove riposavano, e poi ritrovate grazie anche all'impegno e agli appelli che Graziella Viviano aveva diffuso in rete e alla stessa rete, in un lungo e sentito post su Facebook, Graziella ha affidato il suo commento sulla notizia dell'iscrizione sul registro degli indagati dei funzionari comunali, dichiarando che: "Ci sono i primi indagati per la morte di Elena. Che quella strada sia la causa della sua morte, mi pare sia fuori da ogni dubbio." ma, aggiunge: "Io non provo odio "personale" verso nessuno. Ma un processo, la Giustizia, non può che stabilire dei principi che devono essere oggettivi. E il principio in questa vicenda è "La strada non deve uccidere", né Elena, né nessun altro, mai più, ora e sempre.", augurandosi, tra l'altro, che i principi di sicurezza stradale che eventualmente emergeranno dal processo possano fare giurisprudenza.

 

 

  • MatteoB., San Severino Marche (MC)

    Sarebbe anche ora che spuntasse un responsabile.
    Tra giudici corrotti (basti pensare al caso recente del giudice Palamara espulso dall'Anm), gestori criminali (basti pensare ai Benetton con Autostrade per l'Italia), politica lenta e corrotta (di esempi ce ne sono anche troppi, non li elenco per evitare possibili propagande politiche inique).
    Altrimenti le persone non possono più fidarsi di nessuna istituzione e la paura mista ad insicurezza può indurre a comportamenti non propriamente leciti e potenzialmente molto pericolosi, in quanto uno stato tiranno o assente non piace a nessuno.
  • Claudio.Moiraghi, Buccinasco (MI)

    Non lo so, ho l'impressione che Roma, (ma tutta l'Italia, vedi autostrade o metropolitana milanese) sia un pozzo di sporchi interessi, omertà e vigliaccheria: mai un colpevole, responsabilità appena tratteggiate così da perdersi nei meandri della burocrazia o peggio della giustizia. Massimo rispetto e solidarietà per la famiglia della vittima, ma fino a che non si stabilisce un responsabile che paga in solido e sul serio, non ne uscismo.
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