L'editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Se le MotoGP di oggi vi sembrano belle”

- Con tutte quelle ali, sono belle o sono brutte da vedere? A me belle non sembrano e lancio un appello: non lasciate soli gli ingegneri! Però ammetto che l’estetica è una faccenda soggettiva e che per qualcuno è sempre bella la moto che vince
Nico Cereghini: “Se le MotoGP di oggi vi sembrano belle”

Con quelle ali enormi e spigolose, con quelle code tozze, con i “cucchiai” appesi al forcellone e quelle cartelle nere che chiudono i dischi freno o pezzi di ruota: cosa sono diventate le MotoGP di oggi? Sono ancora moto o sono dei Transformer? Certo, noi motociclisti siamo tendenzialmente dei conservatori, forse siamo proprio degli zucconi e fatichiamo a cambiare, va bene, ma anche l’occhio vuole la sua parte. O no?

La moto da corsa la fanno gli ingegneri, si dice. Ed è anche giusto: l’ingegnere intuisce, simula, sperimenta e alla fine, se un vantaggio c’è, delibera. Ma Gigi Dall’Igna non si arrabbierà, spero, se lancio un appello: non lasciateli soli, questi ingegneri, sono bravissimi ma con l’estetica non ci azzeccano proprio!

Chiariamo: qui la nostalgia non c’entra e io non rimpiango genericamente le moto da corsa del passato. Se vado indietro a guardare, verifico che ci sono state moto belle e moto brutte, a fasi. Penso alla top class, quella che ha fatto tendenza e suggerisco, se la memoria non arriva tanto indietro, di andare a cercare le fotografie. 

A me paiono bellissime le 500 degli anni Quaranta, tipo la BMW col compressore di Meier, oppure la Norton Manx e la Matchless G50; belle anche le varie Moto Guzzi degli anni Cinquanta, moto nude o carenate nel modo più vario fino alla fascinosa “campana”. Invece trovo brutte le MV quattro cilindri di fine Cinquanta e primi Sessanta, quelle che Agostini trovò nel ’65 e che già nelle mani di Surtees e Hailwood apparivano massicce, sembravano pesare 400 chili.

Bellissima piuttosto la MV tre cilindri di Mino, così agile e proporzionata, e piuttosto bella anche la rivale diretta, la Honda di Mike Hailwood. Belle poi anche le due tempi anni Settanta come la Yamaha di Kenny Roberts o le prime Suzuki, anche se viste oggi, così alte davanti, sembrano poco dinamiche. Trovo più proporzionate e affascinanti le ultime 500, con le forme puntate in avanti.  

Alla fine le moto belle, nella classe più prestigiosa, sono state tante: direi che sono state più numerose le moto belle di quelle brutte. E le MotoGP sono partite anche bene, poi col tempo sono peggiorate e con tutte queste appendici, almeno ai miei occhi, hanno perso tanto del loro stile.

Credo che la colpa sia soprattutto delle ali e che la stessa cosa valga per le auto: le F1 degli anni Sessanta, tipo la Lotus di Jim Clark, sono molto più belle da guardare delle F1 di oggi. E del resto è logico, il progresso nelle corse non si ferma, si studia il regolamento e poi tutte le soluzioni che portano un vantaggio sul cronometro vengono adottate, che siano di tipo aerodinamico o di altra natura. Come la moto che adesso si acquatta a comando: anche quella sarà una figata in molte situazioni, ma tanto bella ed elegante, come soluzione, non mi pare.

Ma naturalmente posso sbagliare: i gusti cambiano, non è detto che il bello sia codificabile e poi forse, per molti appassionati, è proprio la tecnologia che esprime perfezione e che alla fine diventa bellezza. Attendo lumi dai lettori più affezionati.

 

in foto: Moto Guzzi Gambalunga

  • Painter1

    dal mio punto di vista l'apice dell'estetica e del concetto di moto Italia vs Giappone si è avuto con le GP guidate da Stoner (non perchè guidate da lui ma per coincidenza di tempo): la Desmosedici ''donna bellissima'' (rapportate voi pregi e difetti ad una moto descritta come tale), l'RC213V invece ''rigida e metodica'' (così è e così si fà).
    La Desmosedici ammirandola poteva farti comunque sognare, l'RC213V sai già, osservandola sulla griglia, che la vittoria è possibile in ogni dove (se ci includiamo il pilota all'altezza).
    L'M1 è sempre stata un ibrido (tra Italia e Giappone) sia di estetica che di meccanica così come il recente GSX-RR
    Aprilia e KTM esteticamente rappresentano l'interesse che gli dai come risultati in griglia/gara (ogni tanto piacciono, ogni tanto le ripudi)

    Le recenti D16 (quelle dall'arrivo di Dall'Igna) seguono la filosofia rubereccia di Ducati
  • billiballo, Bergamo (BG)

    le motogp non devono essere belle, devono andare più forte possibile e basta. la loro bellezza sta nelle soluzioni tecniche di livello assoluto, nella componentistica estrema (e estremamente costosa) per limare ogni decimo di secondo possibile. anche tranquillamente a scapito della bellezza delle linee. guardare la ducati da gp in parte alla panigale fa inorridire, è l'esempio più lampante, ma poi ti fermeresti mezz'ora a osservare ogni dettaglio ed è quello il loro fascino
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